Attestata per la prima volta nel 1547, prima attestazione scritta che ne documenta l’esistenza, Oristano celebra la Sartiglia, uno dei riti equestri più significativi dell’area mediterranea. Nata durante la dominazione spagnola sotto il regno di Carlo V, la giostra ha attraversato i secoli trasformandosi da torneo cavalleresco in un articolato sistema rituale capace di custodire e rinnovare la memoria collettiva della comunità.
Con il passare degli anni, la Sartiglia si è configurata come un dispositivo simbolico complesso, nel quale tempo e spazio vengono sospesi e riorganizzati secondo una logica diversa rispetto alla quotidianità.
Durante la manifestazione, le vie della città cessano di essere luoghi dell’ordinario per diventare un palcoscenico a cielo aperto in cui gesti codificati, costumi, suoni e pratiche equestri producono e riproducono una narrazione condivisa. La ripetizione annuale del rito non è mera conservazione della tradizione, ma atto performativo che rigenera l’appartenenza, rinsalda il legame tra passato e presente e riafferma la continuità simbolica del popolo.
Al centro di questo sistema si collocano i Gremi, antiche corporazioni di mestiere — in particolare quelle dei contadini e dei falegnami — che agiscono come istituzioni rituali e garanti della trasmissione culturale. Essi non rappresentano soltanto categorie professionali, ma veri e propri soggetti collettivi depositari di memoria, autorità e legittimità. Sotto la guida di Su Componidori, figura carismatica e liminale, sospesa tra dimensione umana e sacrale, la comunità mette in scena un ordine simbolico che trova nella corsa alla stella il suo momento culminante: infilzare la stella diventa gesto augurale e propiziatorio, legato ai cicli stagionali, invocazione di prosperità e fecondità.
La Sartiglia si articola in quattro momenti fondamentali — Vestizione, Corsa alla Stella, Pariglie e Svestizione — che scandiscono un vero e proprio percorso di trasformazione rituale.
La Vestizione
La Vestizione, che si svolge alle ore 12.00, costituisce la soglia simbolica dell’intero rito. In questa fase, Su Componidori — uno dei cavalieri del Gremio, designato e investito ufficialmente il 2 febbraio, giorno della Candelora — assume il compito di guidare la giostra e, simbolicamente, l’intera comunità.
Il cerimoniale è affidato alla massaia manna, che coordina le massaieddas, giovani donne ornate di gioielli e abbigliate con i costumi tradizionali sardi. Esse svolgono una funzione cruciale, poiché accompagnano la trasformazione del cavaliere.
Il capo e il volto di Su Componidori vengono velati con un drappo finemente ricamato e con una maschera scolpita dagli artigiani locali. La maschera, una volta indossata, viene fissata mediante cuciture; il momento culminante è sancito dall’imposizione del cappello cilindrico. Da quell’istante, Su Componidori cessa di essere individuo per divenire funzione rituale. La sua identità personale viene annullata: egli si trasfigura in figura liminale, collocata tra cielo e terra, tra umano e sovrumano.
Impugnando Sa Pippia ’e Maju — scettro ornato di mammole, fiori primaverili associati alla rinascita e alla fecondità — e salendo sul destriero, non potrà più toccare il suolo fino al termine della giostra. Il divieto di contatto con la terra sancisce la sua separazione dal mondo ordinario e la piena consacrazione al tempo rituale.



La Corsa alla Stella
Dopo la Vestizione, Su Componidori, accompagnato da su secundu e su terzu, dai cavalieri, dal gremio e dal ritmo incessante di tamburi e trombe araldiche, attraversa la città dirigendosi verso il duomo. Il corteo processionale rafforza la dimensione pubblica e comunitaria del rito: l’intera città diventa spazio consacrato.
Al centro del percorso viene sospesa una stella di metallo forata, legata a un nastro verde. Il compito di Su Componidori e dei cavalieri è infilzarla con la spada e afferrarla al galoppo. L’azione, resa difficile dalla velocità del cavallo, non è solo prova di abilità tecnica, ma gesto performativo carico di valore; la stella rappresenta un centro, un principio ordinatore, un segno di prosperità.
Prima della corsa dei cavalieri, Su Componidori esegue sa remada: disteso supino sul dorso del cavallo in corsa, percorre il tracciato compiendo con Sa Pippia ’e Maju gesti che evocano una benedizione collettiva. In questa postura straordinaria, che sfida l’equilibrio e l’ordinario assetto del corpo, si manifesta la natura eccezionale del protagonista: egli incarna un principio di mediazione tra forze opposte, tra rischio e controllo, tra caos e ordine.
Successivamente, su decisione di Su Componidori, altri cavalieri tentano di infilzare la stella. Chi riesce nell’impresa riceve una piccola stella d’argento; chi ne conquista una seconda nella giornata di Martedì Grasso ottiene una stella d’oro, riconoscimento di maggiore prestigio simbolico.
Nella fase finale, Su Componidori riceve su stoccu, bastone ligneo di colore bianco che richiama l’antica simbologia della delega del potere. Questo oggetto sancisce la legittimazione del suo ruolo e gli consente, insieme ai compagni di pariglia, di ripetere la corsa.

Le pariglie
Dopo la Corsa alla Stella, il corteo e i cavalieri si riversano in via Mazzini, trasformando la strada in un palcoscenico di velocità e audacia. Fianco a fianco, i cavalieri sfrecciano al galoppo eseguendo acrobazie spettacolari: piramidi umane, rapidi scambi di posizione e manovre che sfidano l’equilibrio. È un rito unico della tradizione sarda, e in particolare della Sartiglia di Oristano, dove coraggio e destrezza si fondono in un’emozione che coinvolge profondamente chi assiste.
La Svestizione
La svestizione segna l’atto conclusivo della Sartiglia. Dopo aver percorso via Aristana, il corteo rientra davanti alla sede del Gremio: Su Cumponidori, ancora solenne, saluta i compagni cavalieri e si dispone a rientrare nella sala. Le massaieddas ripetono i gesti della mattinata, ma in forma inversa: il cilindro viene tolto, il velo sciolto, la maschera rimossa. Con questi atti, il cavaliere ritorna al suo status originario. L’azione non si esaurisce qui: ogni gesto rimanda a una continuità, a un ciclo che si rinnova di anno in anno, tessendo la storia della comunità nelle mani e negli sguardi di chi vi ha partecipato.
Foto @pecavaleriph
Riferimenti: www.fondazioneoristano.it
M.Casu - F- Obino, "Il gremio dei contadini di San Giovanni Battista di Oristano - La Sartiglia", Ass. Culturale Oristano, 2022




La Svestizione















