Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini di Federica Brignone che scende a vincere gli ori in Super G e Slalom Gigante contro ogni pronostico e rendendoli di fatto ancor più leggendari o di quei pazzi dello skeleton lanciati a testa in giù nel budello di ghiaccio della pista di Cortina intitolata al "Rosso Volante”, Eugenio Monti oppure, ancora, le assurde velocità raggiunte in curva dai pattinatori dello Short Track. Restiamo sospesi, con lo sguardo incollato a quel cronometro digitale che lampeggia: verde se l'atleta è in vantaggio, rosso se è in ritardo. Ma come fa quel numero a essere così spaventosamente preciso e immediato? Quello che oggi consideriamo scontato, è il risultato di un'evoluzione tecnologica straordinaria, che ha trasformato il cronometraggio sportivo da semplice misura a vera e propria radiografia della prestazione.
Dagli "occhi di falco" al silicio: una breve storia
C’è stata un’epoca, tralasciando l'epoca eroica dei nastri in tessuto, in cui la precisione era affidata a un tasto premuto con il pollice. Erano i tempi dei cronografi meccanici a carica manuale, dove il margine d'errore era legato ai riflessi umani. Passare dal secondo ai decimi, e poi ai centesimi, ha richiesto una rivoluzione concettuale: smettere di guardare il traguardo con gli occhi e iniziare a interrogarlo con l'elettronica.
La storia è ricca di momenti in cui l'occhio umano ha vacillato: pensiamo al leggendario ex-aequo tra Fiorenzo Magni e Stan Ockers al Tour del 1950, risolto solo dopo ore di discussioni o ai dubbi che per decenni hanno accompagnato i fotofinish analogici. Oggi quel "ticchettio" è diventato un flusso di bit costante: se una volta il tempo veniva fermato solo al traguardo, oggi il dato viene "seguito" lungo tutto il percorso.
Oltre la fotocellula: il ruolo dei Transponder
Fino a poco tempo fa, il cronometraggio era puntuale: l’atleta tagliava un raggio di luce (la fotocellula) e il tempo si fermava. Oggi, per capire dove si vince o si perde una gara, ogni atleta o altro mezzo in pista sono dotati di un transponder attivo. Questi sensori inviano segnali costanti a serie di antenne posizionate lungo il tracciato: il sistema permette di generare i tempi intermedi dinamici, mostrandoci in ogni istante la proiezione del tempo finale rispetto al record della gara o al leader della classifica.
Localizzazione Millimetrica: Sistemi RTLS e Ultra-Wideband (UWB)
Nelle discipline invernali di Milano-Cortina 2026, la sfida è estrema. Un bob a 140 km/h necessita di sistemi di localizzazione in tempo reale RTLS (Real-Time Locating Systems) che superano i limiti del GPS tradizionale. Si utilizzano tecnologie come l'Ultra-Wideband (UWB): una rete di micro-antenne che triangola la posizione con uno scarto di pochissimi centimetri: è questa precisione che permette alla grafica televisiva di mostrarci la "linea virtuale" del primo in classifica sovrapposta all'atleta in gara: ci consente di capire il vantaggio o lo svantaggio nel momento esatto in cui avviene, senza più aspettare le poche fotocellule distribuite sul percorso.
Big Data e Telemetria: i dati dietro la prestazione
Una volta catturata la posizione, la tecnologia aggiunge gli strati della telemetria sportiva, un termine che un tempo era appannaggio quasi esclusivo della Formula 1. Oggi, la miniaturizzazione permette di avere accelerometri e giroscopi "indossabili", attraverso i quali vengono misurati dati fondamentali come, per esempio:
forza G nelle curve del bob
angolo di inclinazione degli sci
velocità istantanea punto per punto nelle gare di pattinaggio velocità
i parametri fisici e vitali dell'atleta
Per chi si occupa di connettività e gestione dati, questo è un ecosistema perfetto: migliaia di pacchetti di informazioni che viaggiano con latenza zero dal sensore sulla neve ai server di produzione video giungendo sui nostri schermi per arricchiere la cronaca e rendendo magnetica l'attenzione alla gara.
Tecnologia Sportiva e Soluzioni B2B.
La precisione che decide una medaglia d'oro è la stessa che oggi implementiamo nelle imprese. Monitorare un asset in un magazzino o garantire la business continuity e la sicurezza di chi lavora in ambienti isolati, segue la stessa logica di affidabilità e continuità del dato. Un mondo connesso non è necessariamente un male: se le connessioni rendono più sicuro un posto di lavoro o riescono a tracciare il “contenuto prezioso” di un pacco spedito oltre Oceano, la tecnologia assolve al suo compito primario: potenziare l’uomo.
La verità del numero: oltre il sensore
Nonostante i sensori, gli algoritmi e tutte le analisi possibili della prestazione, il bello dello sport resta nell'imprevedibilità. La tecnologia ci spiega come l'atleta si sta muovendo, ma il centesimo di secondo che decide una carriera resta una questione di coraggio e istinto. Come diceva il leggendario Enzo Ferrari: "I motori sono superbi pezzi di meccanica, ma sono gli uomini che li rendono vivi".
Nello sport, il dato spiega la gara, descrive la performance e permette di migliorarsi, ma è sempre l'uomo a vincere la gara contro gli avversari ma, soprattutto, contro se stesso.













